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serata fuori. ovvero storia di una reclusa che torna in libertà
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2010
quanto tempo che non facevo un sano giretto nel centro storico della città. era davvero troppo che non facevo una serata fuori. prima per il fidanzato ero diventata pantofolaia, eliminato il fidanzato ci si è messa l'influenza interminabile, sarà stata l'influenza maiala? mah, dopodiché la tristezza per la storia finita e la delusione cosmica per l'universo maschile (e non). e anche la paura! sì la paura dell'esterno, come in quel racconto di Asimov...tutti gli uomini erano abituati a vivere solo sotto la superficie terrestre (non ricordo più per quale motivo), in lunghi corridoi, meravigliosi centri commerciali, città coperte, una vita sotterranea, ma tanto viva e colorata da non far sentire la mancanza dell' "esterno". anzi, l'esterno era diventato motivo di fortissima angoscia...un'umanità di agorafobici insomma. beh sembra folle, sembra strano, ma è davvero così... abituata alla vita monotona e serena del dovere, della casa e dello studio, la mondanità (per me habitat alquanto naturale, almeno per lunghi periodi della mia vita) è irrotto (devo ammettere che ho controllato il participio passato del verbo "irrompere" su garzantilinguistica.it ...) con tutta la sua prorompenza nella mia condizione di animale in cattività, scombussolando tutti gli apparenti equilibri. un turbinio che nascondeva una striciante, ma preponderante inquietudine. incredibile pensare che quando uscirò di nuovo a breve, quando farò un'altra serata fuori nella movida, nella simpatica bolgia, questa sensazione di disagio sarà meno percettibile (gli altri non saranno più "altri) e la volta successiva sarà addirittura senz'altro svanita, come se non fosse mai accaduto nulla. e subentrerà quello che amo chiamare "il tempo dell'ingratitudine", ahhhh quale goduria più grande se non il potersi guardare indietro, ripensando a qualcosa che fino a non poco tempo prima destava preoccupazione, ansia, nervosismo e angoscia (come un difficile esame) e poter ridere con noncuranza delle proprie apprensioni e anche dello zelo con cui magari si è cercato di non arrivare impreparati al difficile momento, come se niente fosse stato, come se fosse stato solo un gioco, e solo perché ora tutto va benone. il tempo dell'ingratitudine, magnifico relax.
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